L’ immagine del capo allo specchio

aprile 27, 2009
27 aprile 2009

Segnalo un libro interessante da leggere. Il corpo del capo di Marco Belpoliti, edito da Guanda (pp. 120, 11). Prima di tutto: perché Guanda e non Einaudi, del quale Belpoliti è consulente? Non sarà per l’ argomento, Berlusconi, che di Einaudi è proprietario, e le sue trasformazioni nel tempo e nelle foto, di cui l’ autore si fa acuto, integerrimo, glaciale commentatore? In secondo luogo: il titolo. Perché quella inconsueta, anacronistica, quasi corriva parola, «capo»? Non sarà come quando nel lasciare scompostamente la macchina il parcheggiatore abusivo richiama la nostra attenzione: «Ehi Capo!». Capo, vuole dire Belpoliti, siamo tutti noi. Egli insiste su due punti. «L’ attuale Presidente del Consiglio si fa fotografare come fosse in uno specchio in cui contemplarsi. Noi – i suoi elettori, ma anche i suoi oppositori – siamo la superficie riflettente» in cui egli si guarda. Ma poi: la fotografia «permette di fingere, sedurre e affermare una propria particolare identità. Quella che si vuole trasmettere agli altri. I grandi fotografi hanno sempre cercato di smascherare questa finzione di verità, una finzione in cui Silvio Berlusconi sembra decisamente versato».
Fonte


L’ALTRO CHE

aprile 20, 2009
20 aprile 2009

“L’ALTRO CHE” di Mario La Ferla – Ernesto Che Guevara, mito dei giovani di estrema destra.

“Celebrato come il personaggio più popolare del Novecento. Ernesto Guevara é riuscito ad approdare nel nuovo millennio con tutto il suo fascino, la sua suggestione e il ricchissimo significato politico e sociale. Del guerrigliero argentino è stato detto tutto e scritto tutto e più di tutto: l’infanzia e la giovinezza, la famiglia, i suoi amici, gli studi, le passioni sportive, l’impegno politico e la sua avventura a Cuba, la rivoluzione con i barbudos di Fidel Castro, i suoi viaggi intorno al mondo e la sua ultima missione in Bolivia. Infine della tragica morte e del rimpianto dei suoi ammiratori sparsi in tutto il mondo. Ma davvero é stato detto e scritto tutto su di lui? Esistono zone d’ombra del guerrigliero argentino? Per molti anni la sua vita e la sua morte sono state raccontate soltanto nel tentativo di esaltarne il mito. Ma non é tutto. Anche la passione per il Che nasconde angoli non ancora esplorati. Fatti veri mai detti, neppure accennati. Non era possibile, non era soprattutto ‘conveniente’ indagare, andare oltre i luoghi comuni, oltre le cose già dette e ripetute. Troppe le certezze, troppe le verità esclusive, e troppe anche le tesi scolpite nel granito”. “Questo libro fa luce su una delle zone d’ombra del Che, l’amore dell’estrema destra internazionale per lui, attraverso un’inchiesta giornalistica alla vecchia maniera, scritta soltanto per scoprire la verità, fosse anche molto scomoda. E’ un racconto popolato di personaggi, documentazioni, fatti, film, libri e canzoni, che testimoniano un amore per il Che sbocciato a destra tanti anni fa, ancora prima della sua morte e prima dell’esplosione del ’68″.
“La scoperta dell’esistenza di una passione della destra radicale per il Che é stata occasionale, ma non casuale. Durante la difficile, quasi impossibile ricerca di testimonianze e documenti presso gli archivi di giornali e televisioni, biblioteche e lo sconfinato spazio del web, alla ricerca di spunti e suggerimenti per una inedita interpretazione della vita e della morte di Ernesto Guevara nel giorno della ricorrenza del quarantennale della sua uccisione, il 9 ottobre 2007, ecco apparire una lettera d’amore per il Comandante tanto appassionata quanto imprevedibile scritta da un ideologo di estrema destra, Gabriele Adinolfi, fondatore con altri due amici di Terza Posizione, uno dei movimenti più attivi nel panorama del neofascismo militante”.
“Pubblicata da alcuni siti della destra rivoluzionaria con il titolo: ‘Lotta e Vittoria, Comandante!’, e il sottotitolo ‘Quarant’anni fa veniva ucciso Che Guevara. Perchè da fascista lo onoro’, aveva fatto subito il giro dei blog della galassia nera. Dopo aver ricordato le ‘tante simpatie per il Che tra coloro che la stupida logica degli schemi vedeva come i suoi avversari’, da Jean Thiriart, fondatore di ‘Jeune Europe’ e del Partito nazionale europeo che avrebbe schierato volontari in Palestina, al generale Juan Peron, al Caudillo Francisco Franco fino a Jean Cau autore di sensibilità nazionalsocialista di ‘Une passion pour Che Guevara’, le lettera proseguiva: ‘Potrei quindi onorare Che Guevara sulla base dei miei illustri predecessori e sentirmi per questo molto più fascista dei fascisti che lo denigrarono. Ma non sarebbe sufficiente nè corretto. Non lo voglio onorare solo perchè i migliori fascisti lo onorarono, ma perchè lo merita di per sè… Il Che si batteva per liberare il suo continente dall’occupazione americana, dall’oppressione oligarchica e dalle ingiustizie…’.”
“La scoperta era troppo ghiotta per non prenderla in considerazione. Anche perchè, sembrava evidente, quella lettera non poteva rappresentare una iniziativa isolata, un fatto episodico, un’idea impulsiva.”.
“Questo libro racconta le inattese rivelazioni sul Che amato dalla destra radicale partendo da quattro fatti noti, ma sempre rimossi dalla cronaca e dalla storia. Un mese dopo la morte del Che, due autori del Bagaglino, il cabaret romano ‘spudoratamete di destra’, avevano scritto una ballata in onore del Che. Nel 1968 fu girato il primo film sulla vita e sulla morte di Guevara con soggetto e sceneggiatura di Adriano Bolzoni, reduce di Salò. Il primo marzo del ’68 gli studenti di estrema destra avevano partecipato assieme a quelli dell’ estrema sinistra agli scontri di Valle Giulia, inneggiando tutti insieme a Ernesto Guevara. Dieci anni dopo, a Parigi, veniva pubblicato ‘Une passion pour Che Guevara’ di Jean Cau, ex segretario di Jean-Paul Sartre, convertitosi all’estrema destra. Il Che come il Cristo deposto del Mantegna, esaltato come il ‘sacerdote laico, il gesuita ribelle della religione rivoluzionaria, un altro Cristo’, infiammò i cuori dei giovani neofasciti di tutta Europa”.
“Da allora, con qualche defezione e con alcune resistenze, il Che marxista e leninista, il rivoluzionario più rosso delgli anni Sessanta, vessillo della gioventù contestatrice, idolo e immagine della rivolta dei deboli contro i potenti, è adottato dalla destra estrema, quella che ama definirsi nazionalrivoluzionaria e anche rossa, che ha dichirato guerra agli Stati Uniti ancora prima del Vietnam e proclama a voce alta la sua solidarietà alla Palestina contro Israele, che sta dalla parte dei tibetani, dei Karen ribelli di Birmania, e di tutti i popoli ‘angariati e oppressi’”.
“Alla ricerca dell’inedita passione a destra per il Che, il libro ha scoperto sorprendenti verità. Gli amici del Che, a destra, sono tanti, distribuiti in una miriade di sigle, rivendicazioni, simboli, nostalgie di ogni epoca e di ogni tempo”.
“Un Che Guevara bipartisan non piacerà a tutti. Non sarà accettato soprattutto dagli affezionati alle barriere, da chi non sa fare a meno di steccati e muri ideologici. Questo libro li porrà di fronte a una realtà diversa da quella precostituita. Forse ne prenderanno almeno atto, e sarà già un grandissimo risultato”.

fonte: www.affaritaliani.it


aprile 8, 2009
8 aprile 2009

Le drammatiche notizie di questi giorni ci assorbono in tutto il dolore e solidarietà necessari per ricominciare e nella speranza che sia possibile nel più breve tempo possibile, consideriamo l’occasione un momento di riflessione sugli errori che sono stati commessi. Edifici pubblici che si sbriciolano testimoniano l’avidità umana ma sopratutto le ridondanti promesse suonano fuori luogo di fronte ad uno scenario distruttivo. Ma l’importante è andare al mare per Pasqua poi si vedrà. Come era prevedibile, e in questo momento è giusto che sia così, è passata in secondo piano una notizia ricorrente ma che in fondo non è una notizia, forse solo cronaca. Sono stati arrestati per omicidio volontario aggravato due agenti della polizia ferroviaria di Milano, con la pesante accusa di aver pestato a morte un italiano di sessanta anni, senza fissa dimora. Dopo mesi di indagini depistate in tutti i modi, l’episodio incriminato risale al 6 settembre dello scorso anno, sono scattate le manette dei carabinieri su ordine del giudice per le indagini preliminari Dott.ssa Marina Zelante. D’altronde l’esito della autopsia non ha lascito dubbi, il decesso è avvenuto a seguito di traumi violenti a cui è stato sottoposta la vittima, con efferata violenza. Secondo la ricostruzione del Pubblico Ministero Isidoro Palma, il pestaggio mortale sarebbe avvenuto all’interno del commissariato della stazione centrale, da cui il barbone è uscito soccorso in barella, fino al decesso constatato durante il trasporto in ambulanza verso il più vicino ospedale. Pestaggio avvenuto non in strada a seguito di un intervento di pubblica sicurezza, ma tra le mura di un edificio pubblico, istituzionale. La vittima si chiamava Giuseppe Turrisi, 58 anni, originario di Agrigento ed era ospite del dormitorio di viale Ortles e frequentatore della Stazione Centrale.
I due poliziotti (di cui non sono riuscito ad individuare i nominativi tanta è la cautela nei loro riguardi) sospettati si difendono sostenendo di non aver mai aggredito l’uomo. Versione confutata dall’esito autoptico, ma ammettono solo una breve colluttazione perché lui avrebbe, a loro modo di dire, estratto un taglierino che poi è stato effettivamente sequestrato, ma che alla procura non risulta aver impugnato in quella occasione. In mano agli inquirenti ci sono oltre al referto autoptico che, tra i vari traumi, riporta la milza spappolata dalla costola spezzata, filmati delle telecamere a circuito chiuso della Stazione Centrale che riprendono gli istanti precedenti e successivi all’ingresso del 60enne nel commissariato. Nelle immagini della telecamera puntata sull’ingresso che dà su piazza IV Novembre, si nota il Giuseppe Turrisi mentre parla con alcune persone accanto a delle bottiglie. Nel frattempo si vedono i due poliziotti avvicinarsi e indicare le bottiglie durante una discussione. L’ultima immagine di questa telecamera mostra uno dei due poliziotti fare un segno al senzatetto che si allontana con gli agenti.
Tre minuti dopo il terzetto riappare nei filmati della telecamera orientata sull’ingresso del commissariato all’interno della stazione. Gli agenti sosterranno di essere intervenuti dopo aver ricevuto la segnalazione da parte di alcuni viaggiatori per una discussione animata vicino a piazza IV Novembre (cosa per altro su cui si sta indagando) e di aver poi portato il 60enne nel commissariato perché ubriaco. Le immagini hanno poi ripreso il momento in cui l’uomo esce dal commissariato in barella oramai in fin di vita.
Inoltre nel registro di servizio gli agenti hanno poi scritto di aver chiamato il 118 perché il 60enne, dopo la colluttazione, avrebbe lamentato dei dolori al cuore. A tal proposito l’autopsia rileverà un decesso di natura traumatica, dando il via all’inchiesta che ha portato ora all’emissione della ordinanza di custodia cautelare per omicidio volontario con dolo eventuale aggravato dal ruolo di pubblico ufficiale dei due poliziotti. I due indagati sono già comparsi davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Ma abbiamo proprio bisogno di una polizia così violenta che cerca di rimanere impunita inquinando le prove?

http://it.reuters.com/article/topNews/i … N220090407
http://notizie.virgilio.it/notizie/top_ … ml?pmk=rss
http://toghe.blogspot.com/2009/04/il-ba … ilano.html


aprile 1, 2009
1 aprile 2009

Ieri è passata una notizia che credo a chiunque non possa aver lasciato indifferente. Almeno su una cosa possiamo concordare, sembrava di essere tornati tutti un po’ più giovani, per l’esattezza diciassette anni di meno. Allora come oggi il mariuolo di Mario Chiesa è finito in manette. Allora come oggi la notizia finisce sui giornali ma non crea un terremoto politico, anzi, si pensa che faccia parte della cronaca locale. Sono cambiate molte cose da allora. Anzi è forse cambiato tutto e molti di noi fanno ancora fatica ad accettarlo. Per chi segue la politica o quanto meno ci prova, si ha come la sensazione che cambino i nomi ma non cambia il metodo, la sostanza della politica. Eppure sono due i protagonisti della storia che in questo caso sono la stessa persona. Il politico e l’imprenditore. Un valzer viennese. In questa splendida storia italiana, lo stesso personaggio che in altre circostanze starebbe ad impoltrirsi sulla vergogna del disonore, oggi fa l’audace imprenditore. Ieri arrestato come politico responsabile della IPAB “Pio Albergo Trivulzio” (http://www.pioalbergotrivulzio.it/home.asp), oggi arrestato come imprenditore di rifiuti. Stiamo parlando del “miracolo italiano” di cui parlava l’allora Governatore Fazio, ricordate?(http://www.affaritaliani.it/cronache/mi … _pg_1.html) Allora come dire che la sostanza non cambia, anche se cambiano i ruoli (come in questo caso), cambiano i volti, ma non cambia il risultato. Molti direbbero dov’è il problema. Mario Chiesa era, dico era perchè non abbiamo elementi per poter dire diversamente, craxiano, quindi socialista. Uno dei tanti, allora, che “surfavano” sull’onda lunga che doveva riunire la grande sinistra (niente di nuovo sotto le stelle) contro il potere doroteo dei democristiani, ma che non facevano politica per gli altri, ma molto semplicemente per sè e per quel sistema che corrode tuttora la vita politica, sociale ed economica di questo paese.
Un socialista in un partito nato dai trascorsi gloriosi e faticosi delle lotte di classe, quando essere socialista voleva dire essere una persona per bene. Ma allora questi socialista ora dove stanno? A sinistra? Non credo proprio perchè se così fosse oggi saremmo al governo. Ma “loro” sono lo stesso al governo, perchè Sacconi, Brunetta, Boniver, Chicchitto dimostrano che essere socialisti, alla loro maniera, non cambia il loro metodo di fare politica. L’importante è scegliere da che parte stare. Per chi come me crede che essere stato il primo partito di sinistra in Italia vuol dire avere una ragione politica inestimabile, considera la scelta dei smemorati una scelta di comodo, dettata da interessi personali. Si giustificano parlando di riformismo possibile solo all’interno del Partito delle Libertà. E’ una bugia. Il riformismo di sinistra che ha permesso la rivoluzione della mobilità sociale, è e rimane solo una conquista della sinistra. Chi poi da umili origini conquista posizioni di potere economico e sociale, e una volta realizzato, lavora per mantenere lo status quo creando i presupposti di sclerotizzazione della società italiana, non può chiamarsi di sinistra per nostalgia di gioventù. Abbiano almeno il pudore o di chiamarsi altrimenti o di cambiare mestiere.

P.S. Ho provato a leggere il blog del nuovo P.S.I. e ho provato tanta tristezza e amarezza. (http://www.partitosocialista.org/tag/go … erlusconi/)
P.S.2 Volete sapere con chi faceva affari Mario Chiesa? Con i socialisti o comunque con la sinistra? Ma per carità, ha trovato l’altra sponda, l’alter ego, insomma quello che faceva lui diciassette anni fa, in una giunta guidata da Forza Italia (http://www.comune.rho.mi.it/Engine/RASe … 431RHO0504). Non avevamo dubbi.


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